
La mente e i sentimenti umani fanno giri strani. Un giorno sei qui, un giorno sei da tutt’altra parte. Ma con che coscienza ?
Priorità, ripicche, personalità, cecità, amore, forza interiore, perseveranza, voglia di cambiamento, rabbia, rancore, incredulità, incoerenza, tensione, occhi che s’intrecciano in un susseguirsi di emozioni non dette, come voler provocare una reazione in chi ti fissa, ma senza sapere nemmeno tu stesso esattamente di che tipo.
Il ritratto che rappresenta una fenice, la rinascita personale e non solo, di un sentimento indeterminato e indeterminabile, in quanto privo di confini razionali dettati dalla mente. Nonostante tutto. Ogni segno di matita, era una carezza al cuore, alla mente, allo spirito.
La bilancia, ripicca o meno, che simboleggiava determinate cose personali, ma in quanto bilancia…soppesava, che cosa ? I sentimenti ? Forse ora sono troppo leggeri per poter necessitare di una rilevazione strumentale, quindi removibili, removibile, non più indispensabile, se non per una persona, inconsciamente o cosa, non si sa. Pesava, e ora non pesa più, quindi a che serve la bilancia ?
La cornice, fatta a mano da una persona speciale, per persone speciali. Racchiude in colori vivi e caldi un’immagine importante, che non è più se non ricordo sbiadito di pensieri felici, accantonati per paure e insoddisfazioni preconcette, di cambiamenti a cui non si credeva, nonostante fossero sotto gli occhi di tutti, tranne forse quelli che per primi dovevano vederli.
Le carezze al cuore sono ancora presenti ?
C’è ancora qualcosa che pesa e necessita di una bilancia ?
Ci sono i cambiamenti bramati, questa volta senza occhi appannati da pregiudizi ?
Com’è che si dice ? “Fai attenzione a quello che desideri, perché potresti ottenerlo”
Scappare.
E allora scappiamo.
Queste due cicatrici sono tue.
Il disegno in cima all’articolo, è tratto da “Rurouni Kenshin”, manga e anime di cui consiglio la lettura/visione a tutti. Qualcuno m’identifica nel samurai vagabondo. Forse lo sono, vagabondo dello spirito. Il disegno di cui parlo nell’articolo, è ovviamente un altro.




