
Giorni si succedono stancamente…a tutti capita prima o poi di passare momenti simili.
Fasi in cui ci si trova sbattuti a terra dopo aver volato e rialzandosi ci si sente sperduti, in un ambiente che da tempo non era più tuo e che necessita di un lungo periodo di ambientamento. In questi momenti mi torna di nuovo in mente “Le trasformazioni di Pictor”, un racconto breve di Herman Hesse che adoro ed in cui mi riconosco molto.
Poi però a volte accade qualcosa, uno o due eventi in successione che fanno scattare un piccolo interruttore sperduto ed impolverato nella tua testa e un meccanismo arrugginito dal tempo si rimette pian piano in moto.
All’inizio scricchiola e magari ti fa fare qualche passo indietro…poi chissà dove ti potrà portare!
La settimana scorsa sono accadute un paio di cose che non mi sarei nemmeno lontamamente sognato. Una riguarda qualcosa che sta cambiando/nascendo/fermentando dentro di me…ne ho un poco paura perché da tempo sono anestetizzato ed impreparato ad un certo genere di sensazioni. L’altra riguarda una bella sorpresa piovuta dal passato.
Sono situazioni in parte nuove, di sicuro inaspettate e certamente indefinite. Per ora cercherò semplicemente di trarne ciò che di buono riuscirò, per me e non solo, tentando di non farmi rapire come mio solito in facili entusiasmi.
Mi è stata tolta una delle cose più importanti che possedevo nella vita…la stavo riconquistando e mi è stata tolta di nuovo…ora recuperarla sembra utopico ma devo provarci. Rivoglio quel sorriso interiore. Rivoglio quel bambino che viveva dentro e fuori di me.
Voglio scartare questi doni o crearmene di nuovi…da assaporare e da gustare.
Di cose nuove ne sto provando ultimamente, ma l’alternanza tra novità ed introspezione solitaria non è di facile gestione. Faccio quello che mi sento di fare, attendo ciò che desidero accada e seduco la mia mente talvolta con la frusta e talvolta con la carota.
