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Sorprese

16 novembre 2009

Giorni si succedono stancamente…a tutti capita prima o poi di passare momenti simili.
Fasi in cui ci si trova sbattuti a terra dopo aver volato e rialzandosi ci si sente sperduti, in un ambiente che da tempo non era più tuo e che necessita di un lungo periodo di ambientamento. In questi momenti mi torna di nuovo in mente “Le trasformazioni di Pictor”, un racconto breve di Herman Hesse che adoro ed in cui mi riconosco molto.

Poi però a volte accade qualcosa, uno o due eventi in successione che fanno scattare un piccolo interruttore sperduto ed impolverato nella tua testa e un meccanismo arrugginito dal tempo si rimette pian piano in moto.
All’inizio scricchiola e magari ti fa fare qualche passo indietro…poi chissà dove ti potrà portare!
La settimana scorsa sono accadute un paio di cose che non mi sarei nemmeno lontamamente sognato. Una riguarda qualcosa che sta cambiando/nascendo/fermentando dentro di me…ne ho un poco paura perché da tempo sono anestetizzato ed impreparato ad un certo genere di sensazioni. L’altra riguarda una bella sorpresa piovuta dal passato.

Sono situazioni in parte nuove, di sicuro inaspettate e certamente indefinite. Per ora cercherò semplicemente di trarne ciò che di buono riuscirò, per me e non solo, tentando di non farmi rapire come mio solito in facili entusiasmi.

Mi è stata tolta una delle cose più importanti che possedevo nella vita…la stavo riconquistando e mi è stata tolta di nuovo…ora recuperarla sembra utopico ma devo provarci. Rivoglio quel sorriso interiore. Rivoglio quel bambino che viveva dentro e fuori di me.

Voglio scartare questi doni o crearmene di nuovi…da assaporare e da gustare.

Di cose nuove ne sto provando ultimamente, ma l’alternanza tra novità ed introspezione solitaria non è di facile gestione. Faccio quello che mi sento di fare, attendo ciò che desidero accada e seduco la mia mente talvolta con la frusta e talvolta con la carota.

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La compensazione degli effetti.

15 settembre 2009

I picchi positivi sono proporzionali a quelli negativi. Punto.

Questo è il mio modo di vedere le sensazioni di un rapporto sentimentale, riassunto in una frase.
Oggi discutevo con un amico di quante poche persone oggi giorno siano disposte a prendersi dei rischi concreti su loro stessi e i loro sentimenti. Per certi versi questo discorso si può ben riallacciare ad alcuni vecchi articoli che ho pubblicato su questo stesso blog.

Il discorso è nato dal fatto che molte persone hanno paura, paura di soffrire, paura di star male e per questo spesso mandano all’aria rapporti importanti nonostante la consapevolezza dell’eccezionalità della persona che andranno a perdere.
Non ci si rende più conto che questo star male è in realtà figlio di di un grande sentimento e un grande sentimento comporta anche grandi sofferenze.

Chiariamoci, per “star male” non mi riferisco di certo a cose tipo tradimenti, pugnalate alle spalle o carognate di vario tipo che è sacrosanto portino alla fine di una storia. Mi riferisco allo “star male” tipico di ogni relazione nei suoi alti e bassi.
Alti e bassi che TUTTI siamo tenuti a sopportare per amore. Più il sentimento è profondo maggiori saranno gli “alti” ma allo stesso tempo più profondi saranno anche i “bassi” proporzionalmente con i primi.

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Sapeste…

28 agosto 2009

Avrei talmente tante cose da scrivere (ma sopratutto da dire…), che non ve l’immaginate nemmeno.
Mi frulla tutto nella testa come se avessi il cervello nella centrifuga di una lavatrice. Negli ultimi anni ho vissuto talmente tante esperienze, sono passato attraverso talmente tante situazioni e schemi mentali che ho perso il conto.

Dovevo cambiare e sono cambiato, dovevo tornare la persona aperta di un tempo e l’ho fatto. Lavorare su se stessi è una sfida difficile ed importante. Poi ci si mettono le cose che ti colpiscono tra capo e collo, quando non te l’aspetti e il tutto oscilla un po’ nei pensieri. Seriamente, non capisco come possano capitare certe cose. Scommetto che a tutti capita ogni tanto di avere la sensazione che tutto il mondo sia impazzito e di essere l’unico che ragiona. Ovviamente non dev’essere una regola di vita, alla faccia dell’arroganza, però ci sono momenti in cui veramente sembra che la realtà perda il contatto con se stessa.

Non entro nei vari dettagli perché appunto le situazioni sono tante e ci sarebbe troppo da scrivere, magari nel tempo sviscererò alcuni argomenti. Mah…

Certe cose accadono veramente come se fossimo in un mondo fatato abitato da folletti e orchi in cui non si rispettano le regole della fisica a cui siamo abituati ed in cui accadono cose senza alcun senso logico. Allora guardi chi hai di fronte come se fosse un alieno, chiedendoti “ehhhh?!!? Cos…quand…perch…ehhhh!?!?” e di colpo ti chiedi: “Ma la gente che stracazzo ha nel cervello?!?!?”

Sarà che sto diventando troppo vecchio? Mah…

Da parte mia sono sempre a disposizione di chi mi dimostra stima e affetto, però a volte rifletti su certe cose che sono successe e ti cascano veramente le palle…

I pensieri allora ogni tanto risbucano fuori e si rincorrono cercando di trovare un filo logico negli eventi ma non c’è e continui a chiederti chi/cosa/come, sempre più esterrefatto dall’evoluzione delle situazioni. Che poi a volte la risposta sarebbe pure semplice e banale, ma resta sempre l’assurdità del modo in cui viene applicata. A volte in ogni caso il risultato non cambia, altre volte invece basterebbe semplicemente cazzo fermarsi un secondo!

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I giorni del mio riscatto.

6 agosto 2009

Per quasi 15 anni mi portavo quel peso sulle spalle. Mi logorava da dentro come un cancro dell’io. Ad alcuni potrò sembrare esagerato ma tutti abbiamo alcune piccole o grandi cose, fatti, eventi, rimpianti che ci condizionano, magari anche solo inconsciamente, senza che ce ne rendiamo conto.

Ero ragazzo, stupido, impulsivo ed immaturo. Forse c’è anche qualche motivazione psicologica più profonda dovuta a determinati fatti familiari, non so. Ad ogni modo la mia vita scolastica è stata fallimentare durante l’adolescenza. Solo un’anno sono riuscito a fare un exploit incredibile con voti alti risultando il migliore della classe, tutto il resto è buio pesto.

Nove anni all’ITI senza nemmeno riuscire a prendere il diploma, mi sono fermato in quarta. Nove, si avete letto bene e non mi vergogno a scriverlo pubblicamente. Forse ho anche sbagliato indirizzo, elettronica non faceva per me e forse nemmeno l’ITI (potessi tornare indietro sceglierei un’istituto d’arte senza pensarci due volte), fatto sta che che c’era qualcosa che non andava in me.

I miei genitori non mi punivano per i miei fallimenti, ne mi difendevano, ma leggevo la delusione nei loro occhi ogni volta che li guardavo.

Queste situazioni, di cui io stesso ero l’artefice al 99% hanno condizionato poi tutta la mia vita in maniera più o meno evidente.
Stupido non sono mai stato ma l’ambiente scolastico era forse quello in cui sfogavo frustrazioni esterne di cui non mi sono mai reso conto veramente. A casa ero una peste, cercavo sempre lo scontro, forse proprio per cercare di cancellare quello sguardo dei miei, preferivo forse una punizione, tipo niente motorino per una settimana o niente uscite con gli amici per un mese quando facevo una cazzata.

Passarono gli anni, per arrivare a 3 anni fa, quando spinto dalla mia ragazza m’iscrissi ai corsi pubblici serali (progetto sirio, per chi lo conosce). Purtroppo potevo scegliere solo tra geometri e ragioneria, ed optai per la seconda. Altri istituti non facevano i serali. Non mi sono mai potuto permettere economicamente il recupero anni scolastici in scuole private e questi corsi della scuola pubblica erano l’ideale.

Mi sono sciroppato 3 anni in cui lavorando fulltime, la sera dalle 19.30 alle 23.30, dal lunedi al venerdi andavo a lezione.
Tre anni in cui inevitabilmente la mia vita sociale e le mie attività sportive sono state inevitabilmente compromesse e solo chi ha frequentato questi corsi può capire quanto stress o anche solo stanchezza mentale portino nella vita di una persona (come se oggi giorno non ne avessimo già abbastanza). Vivi sempre di corsa, con l’assillo della lezione a cui non puoi mancare, o del compito in classe per cui non hai avuto il tempo di studiare. Anni in cui anche la vita familiare si fa più tesa e sulla lama di un rasoio. Ti sembra di non riuscire mai a fermarti, a far nulla. Eravamo in due a frequentare assieme ed entrambi sempre stracotti. Si passavano i fine settimana spesso a dormire e fare le faccende di casa.

Ma alla fine dei tre anni, quando arriva il momento dell’esame, insieme a ragazzi che hanno 15 anni in meno di te…tutto si contrae. Tutta la tua vita degli ultimi 3 anni si condensa in quelle tre settimane d’esame. Sai che è li che avrai il riscatto verso te stesso.

Allora ti agiti, ma non per lo stress da esame (almeno non nel mio caso, anche se inizialmente pensavo fosse quello), ma proprio per ciò che quell’esame rappresenta. Sei da solo con te stesso per dimostrare al tuo mondo che non sei un coglione.

Alla fine ce l’ho fatta, ho portato a casa un 84/100 sudatissimo. Avrei potuto fare meglio ma con l’annata che ho passato quest’anno è stato un ottimo risultato. Ci sono arrivato da solo, con le mie forze, senza compagni, senza aiuti, senza bigliettini nascosti, senza niente. Ho tenuto duro fino alla fine, perché non è mia abitudine mollare mai nulla in cui credo. Qualche volta sono stato tentato di mandare tutto a quel paese e smisi anche di frequentare per un paio di volte, ma dentro di me sapevo che non era quella la soluzione. Quel pezzo di carta non valeva solo un titolo di studio ma rappresentava molto di più.

Ed eccoli i giorni del mio riscatto, quei giorni d’esame in cui è cambiato il modo in cui vedo me stesso e in cui sento che il mondo mi guarda.

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Chi non muore si rivede eh?

3 agosto 2009

E’ da parecchio che volevo scrivere qualcos’altro sul blog ma tra mancanza di tempo e cause di forza maggiore non ne ho avuto ne l’occasione ne l’ispirazione.

E’ piena estate, l’ultimo mese (ma non solo), è stato mostruosamente pregno di eventi contrastanti che hanno inevitabilmente lasciato un segno in me. Non è ancora tempo per trarre un bilancio, per il momento aspetto e continuo ad osservare ciò che mi accade intorno senza una meta precisa che non sia il vivere per quanto possibile alla giornata.
Soddisfazioni e delusioni si sono alternate con ineccepibile tempismo.

La vita continua, deve continuare e chissà se il futuro mi riserverà sorprese, conferme, novità, ritorni o altro. Non lo so, non ci voglio pensare.

Nel frattempo colgo l’occasione per presentarvi l’ultimo arrivato in famiglia, il mio bambino Ercolino:

ercolinoblogHa poco più di 3 mesi, è con me ormai da un mese e mezzo ed è una peste che sta studiando (e collaudando) nel mio appartamento i suoi piani per diventare PATRONE TI MONDO!!! Già la foto sembra dire “Forse ti risparmierò perché mi procuri il cibo.”

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Goccia

16 febbraio 2009

sudore

Questa è una storia speciale.

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Rotture di fantasia o sogni realizzabili.

9 febbraio 2009

Ieri sera mi sono trovato a riguardare “Alta fedeltà”, film diretto da Stephen Frears con John Cusack (link IMDB). Brillante commedia sentimentale tratta da un libro di Nick Hornby (che a breve leggerò), stesso autore del forse più conosciuto “About a boy”.

 

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Odissea nell’inconscio

7 febbraio 2009

A Ravenna è presente un circolo cinematografico, che ogni anno propone rassegne di vario genere, oltre ad un festival di cortometraggi ( sito web, facebook, myspace). Quest’anno ha aperto la stagione con un mini ciclo sulla fantascienza, aprendo con il capolavoro di Kubrick: 2001 – odissea nello spazio.

Ovviamente non mi sono lasciato scappare l’occasione. Avevo già visto questo filmone in home video anni orsono ma pur avendolo apprezzato moltissimo (ed acquistato il dvd appena uscito), l’ho trovato troppo pesante. Il tipico film che si guarda una volta nella vita e basta.

Ero però troppo curioso di vederlo su grande schermo e la mia curiosità ha ripagato.

Quell’inconfondibile ed unico insieme di musica e immagini, su grande schermo e tutto d’un fiato, ha un impatto completamente diverso. Molto più profondo e d’effetto. Non saprei spiegarmi con precisione, ma a fine visione ero letteralmente sconvolto. Kubrick è riuscito a creare un capolavoro d’ermetismo moderno, e d’introspezione psicologica di proporzioni veramente epiche.
I più, sicuramente si addormentano dopo i primi 10 minuti di film (com’è capitato a me la prima volta, lo ammetto), ma se lo si osserva in maniera più profonda, e non cercando il mero intrattenimento da multiplex, 2001 è un film che ti scava dentro con una forza inaudita.

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Alea iacta est

1 febbraio 2009

Wikipedia

Che cos’è una decisione irrevocabile ? Cosa la rende tale ? Le decisioni vengono prese dagli uomini e gli uomini hanno la capacità di modificare le proprie decisioni, le proprie convinzioni e il mondo che sta intorno a loro se lo vogliono.
“se lo vogliono”

Come si fa ad essere cosi certi di una decisione, da renderla per noi “irrevocabile” ? La volontà ? Ma la volontà di cosa ?
Di raggiungere uno scopo, si presume. Ma lo scopo è giusto ? Di sicuro pensiamo di si se prendiamo una decisione cosi fermamente.

Ma come possiamo noi, essere sicuri di ciò ? E se ci sbagliassimo ? Lo scopo non sarebbe più giusto, il che renderebbe la nostra volontà, basata su fondamenta erronee e di conseguenza, l’irrevocabilità della nostra decisione, vacillerebbe.

Ma quanti di voi, dopo aver preso una decisione cosi ferrea (con tutte le conseguenza che può aver portato), dopo aver capito di aver sbagliato, tornerebbero sui propri passi ? Quanti avrebbero il coraggio, LE PALLE di farlo ?

Tu ?
Tu ?
Oppure tu la dietro ?

Ritengo che la cosa più opportuna sia di non precludersi nessuna possibilità, di non essere mai troppo rigidi su nessuna posizione, in nessun contesto. E’ indubbiamente giusto portare avanti le proprie idee con convinzione, ma è altrettanto umano che capiti di sbagliare valutazione, e in tal caso sarebbe estremamente di alto valore, l’essere in grado di tornare sui propri passi con altrettanta convinzione ed umiltà.

Mai chiudere nessuna porta.

Di questi tempi però l’umiltà è una dote rara. Si preferisce gettare il vecchio e ricominciare dal nuovo puntando il dito altrove, piuttosto che mettersi in discussione. Se una cosa non funziona, non cerchiamo più di ripararla ma piuttosto la gettiamo e ne compriamo una nuova.

Usa e getta. Stiamo trattando le nostre vite come piatti di carta.

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Auguri.

27 gennaio 2009

Ora resta questo,
in un giorno particolare
coincidenza astratta o reale
di uno e più
avvenimenti epocali

Auguri, a me.

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